Il ricorso alla labioplastica è oggi molto più frequente di quanto possiamo immaginare: negli Stati Uniti, e sempre più spesso anche nel nostro Paese, moltissime donne si rivolgono al “vagina designer”, il chirurgo estetico specializzato nel ritocco (ma in alcuni casi si tratta di una vera e propria ricostruzione) delle parti più intime femminili.
Ciò avviene soprattutto – e più frequentemente – dopo un parto lungo, doloroso e travagliato, che ha provocato all’apparato riproduttivo gravi danni strutturali ed estetici.
Come è avvenuto a questa donna australiana, che ha rilasciato un’intervista al magazine Whimm – With Her in Mind – in cui raccontato la sua terribile esperienza post-parto, il suo travaglio fisico e psicologico dovuto ai danneggiamenti subiti all’apparato riproduttivo durante il travaglio, le conseguenze di tutto questo e alla fine la soluzione, grazie ad una labioplastica effettuata da un chirurgo specializzato proprio in questo ambito.

“Con la mia prima gravidanza – ha raccontato Sarah (nome di fantasia per proteggere la reale identità della donna, ndr) sono stata costretta a partorire con il cesareo, mentre con la seconda ero contentissima perché avevo l’opportunità di sperimentare un travaglio naturale; ma c’era qualcosa che non sapevo, che nessuno mi aveva detto. Il parto è stato terribile e veloce allo stesso tempo: quattro ore e 25 minuti, poi ho tenuto la mia bambina tra le braccia e ho pensato che tutto fosse finito li. In breve tempo.
Ciò che ho scoperto dopo è che – mentre spingevo fuori la mia bambina – il muscolo del pavimento pelvico è stato strappato via, staccandosi dal mio osso pubico, causando di fatto un cedimento dell’apparato intestinale, dell’utero e della vescica.
 
In seguito, una volta tornata a casa e tornata alla routine quotidiana, pensavo che il senso di pesantezza, disagio e malessere fosse normale, anche perché durante i controlli medici – avvenuti dopo sei settimane dal parto – non hanno rivelato nulla di anomalo. In breve, per i medici stavo bene.

Ero in difficoltà perenne, sempre a disagio. Non riuscivo a svuotare completamente la vescica, quindi convivevo costantemente con la sensazione di dover urinare. Era difficile andare in bagno, perché l’intestino non aveva più il supporto del pavimento pelvico e naturalmente tutto questo si è ripercosso negativamente sia sulla mia vita quotidiana che su quella matrimoniale.

Dopo sei mesi mi sono decisa ad andare da dottore e ho scoperto che tutto questo non era normale; mi sono rivolta ad un esperto di chirurgia estetica e da li ho appreso che avevo bisogno di un’isterectomia. Un incubo, perché avevo già deciso di non fare altri figli, ma l’idea di perdere il mio utero – e quindi la mia femminilità – mi devastò.

Ho consultato un altro ginecologo e ho chiesto un secondo parere: questa volta mi è stato detto che avrei potuto fare un intervento chirurgico per sollevare il mio utero e rimettere la vescica al suo posto. Il chirurgo avrebbe usato i miei legamenti per ricostruire e mettere al sicuro l’intero apparato.

Tutto è andato bene per circa 18 mesi, poi però il mio utero ha iniziato a scivolare di nuovo verso la mia vagina e ho iniziato a sentire di nuovo quella pesantezza sull’inguine. Sono tornata dal mio ginecologo e ho fatto un nuovo intervento.

L’intervento chirurgico effettuato dal “designer vagina” mi ha cambiato la vita; sono davvero rinata: finalmente sono tornata alle mie funzioni normali, ho riconquistato la mia femminilità e anche la vita matrimoniale”.

La cosa peggiore è che nessuno mi aveva avvertito di ciò che sarebbe potuto accadere durante il parto: avevo fatto tutte le letture consigliate sul tema gravidanza e parto e assistevo alle lezioni prenatali, ma a parte un “fai esercizi per il pavimento pelvico” l’intera faccenda è stata ignorata.

“Oggi – ha commentato Marco Castelli, chirurgo di fama internazionale, specializzato anche il labioplastica, che opera da anni sia in Italia che in Svizzera – l’intervento di chirurgia estetica per il rimodellamento delle zone intime femminili è molto più conosciuto e richiesto rispetto al passato, non solo per motivi estetici naturalmente, ma anche e soprattutto per ragioni strutturali e funzionali. Ciò che spesso manca è la comunicazione, che potrebbe rincuorare fin da subito una donna in difficoltà. Informare la paziente che potrebbero verificarsi dei problemi gravi durante il parto e che, contemporaneamente, esiste una soluzione efficace per tornare alla normalità è un dovere del medico, ma purtroppo questo non sempre avviene”.