Quando si parla di cicatrici si pensa subito alla classica lesione a spina di pesce.
In realtà esse possono essere divise in varie tipologie. Alcuni effetti collaterali, come bruciori o pruriti, sono infatti tipici del particolare genere.

Tali categorie sono principalmente tre: le cicatrici ipertrofiche, le cicatrici cheloidee e le cicatrici atrofiche.

Le cicatrici ipertrofiche sono spesso dovute a una manipolazione o un trattamento errato della ferita. Questa tipologia è caratterizzata da un rigonfiamento che si manifesta già dopo poche settimane e genera spesso dolore.

Nella maggior parte dei casi la cicatrice ipertrofica si riassorbe autonomamente (almeno in parte).
Se così non fosse vi è la possibilità di trattare la cicatrice mediante corticosteroidi. Questi trattamenti però devono essere effettuati da un personale esperto poiché eventuali errori durante la cura possono generale problematiche notevoli come atrofia cutanea.
Se dopo sei mesi il rigonfiamento permane viene data la possibilità di intervenire chirurgicamente.

Le cicatrici cheloidee sono spesso dovute a piercing non curati adeguatamente, ustioni, cicatrici (capita spesso che nascano dei cheloidi in corrispondenza di un taglio cesareo) e infine a casi di acne estremamente gravi, vaccini e varicella.
Le cicatrici cheloidee sono caratterizzate da un eccesso di pelle che cresce in corrispondenza della ferita. Questa crescita di pelle è dovuta a un eccesso di produzione di collagene, la principale proteina del tessuto connettivo degli uomini.
I cheloidi si manifestano come grandi cicatrici (hanno una superficie molto superiore rispetto a quella della ferita iniziale e si sviluppano anche in profondità) di colore rosastro o, in altri casi, di colore rosso-viola. Esse sono prive di peluria e lisce al tatto. Inoltre l’eccesso di pelle le rende particolarmente dure.

La differenza tra le cicatrici cheloidee e le cicatrici ipertrofiche sta nel fatto che le prime si sviluppano sia in profondità che in larghezza mentre le seconde si sviluppano solamente in profondità. Il cheloide è, nella maggior parte dei casi, asintomatico in altri casi genera prurito. Esso si irrita se esposto al sole o se il portatore della cicatrice affronta periodi particolarmente stressanti. I soggetti maggiormente predisposti a presentare cheloidi sono le persone di colore, gli asiatici e gli ispanici.
Il principale problema delle cicatrici cheloidee sono gli inestetismi che causano spesso sensazioni di disagio e vergogna.
Il termine cheloide è stato scelto per rifarsi alle chele del granchio. Capita infatti che le cicatrici di questo tipo continuino a crescere e che la consistenza dura e liscia arrivi ad assomigliare alle chele di un granchio. Per curare le cicatrici cheloidee è necessario innanzitutto consultare un dermatologo.

Alcune delle cure prevalentemente proposte sono:
– massaggi per rendere la pelle più morbida;
– aumento dell’assunzione di sostanze che contengono vitamina E;
– cure a base di cipolla;
– cure a base di limone;
creme a base di silicone.

È inoltre importante proteggere le cicatrici dalla luce del sole che può provocare ulteriori irritazioni ed evitare di grattarle. Infatti grattandole esse si irritano nuovamente e si ha come conseguenza un’ulteriore produzione di collagene che fa si che la cicatrice si espanda ulteriormente.

Le cicatrici atrofiche sono caratterizzate da una quantità di tessuto insufficiente per coprire l’intera ferita.
Questa tipologia è spesso dovuta a malattie come anemia e astenia per via delle quali il corpo non riesce a produrre tessuto in modo regolare.

A differenza delle prime due tipologie, che avevano come conseguenza principale un inestetismo, le cicatrici atrofiche possono causare problemi più gravi come infezioni. In questo caso è necessario infatti consultare immediatamente il medico. La soluzione di questa problematica varia da caso a caso e sarà il dermatologo a decidere la modalità con cui chiudere definitivamente la ferita e far recuperare alla cute la sua conformazione iniziale.